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COMUNICATO STAMPA |
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Trento, 1 giugno 2006 |
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Dall1 al 4 giugno leconomia come non mai stata raccontata |
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ALBERTO ALESINA: SPENDERE MENO PER IL WELFARE MA RIDURRE GLI SPRECHI E TAGLIARE I PRIVILEGI |
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Il direttore del Dipartimento di Economia della Harvard University offre la sua ricetta a quasi 200 persone assiepate nei saloni di Palazzo Geremia |
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Ci si attendeva molto, dalla conferenza di Alberto Alesina, direttore del Dipartimento di Economia dellUniversit di Harvard, e le attese non sono state affatto deluse. Introdotto da Massimo Gaggi, giornalista del Corriere della Sera che da anni lavora negli Stati Uniti, dove si occupa soprattutto di studiare levoluzione dei sistemi di protezione sociale americani come la sanit e il welfare in genere, Alberto Alesina ha preso spunto dal suo ultimo libro, scritto con Edward L. Glaeser e pubblicato in Italia col titolo di Un mondo di differenze. Combattere la povert negli Stato Uniti e in Europa, per rispondere in fin dei conti a una domanda centrale: possibile, in Italia, ridurre le spese per il welfare, senza compromettere la tradizionale e ormai storica scelta di redistribuzione democratica della ricchezza fra ricchi e meno ricchi? Tra chi ha molto e chi ha poco o nulla?. Alberto Alesina ha letteralmente tenuto col fiato sospeso lintero uditorio, nel quale erano mescolati, tra gli altri, lassessore alla programmazione, ricerca e innovazione della Provincia autonoma di Trento Gianluca Salvatori e lassessore alla cultura del Comune di Trento Lucia Maestri, ma alla fine ha saputo dare una risposta. Semplice nella sua linearit, ma assai densa di prospettive e di conseguenze per il nuovo governo chiamato a guidare le sorti del nostro Paese nei prossimi cinque anni. Alberto Alesina partito da una domanda che in molti si sono spesso posti, ma alla quale non sempre abbiamo saputo trovare risposte convincenti. Perch negli Stati Uniti, rispetto ad esempio allEuropa, cՏ molta meno attenzione alla redistribuzione delle ricchezze? Perch, insomma i governi europei spendono di pi in welfare, privilegiano la redistribuzione della ricchezza attraverso i sistemi pensionistici e la tassazione progressiva, oppure fissando regole di mercato molto rigide per proteggere i pi deboli, mentre tutto ci non esiste negli Stati Uniti? Alcuni pensano – ha detto Alesina, – che la maggior necessit che si sente in Europa di redistribuire la ricchezza dipenda dal fatto che da noi cՏ pi disuguaglianza che negli Stati Uniti. Ma questo non vero: oltreoceano cՏ molta pi disuguaglianza che da noi, eppure si fa molto meno, spesso nulla per diminuirla. Altri, ancora, pensano che negli Stati Uniti ci sia pi mobilit nel mondo del lavoro, che sia quindi pi semplice essere licenziati, ma anche essere riassunti con un altro impiego, mentre si crede che quello europeo sia un sistema pi rigido. In verit, in America si pensa di essere pi mobile, mentre la realt un poco diversa, e ahim molto pi simile a quella che viviamo noi al di qua delloceano. Le differenze dei due tipi di welfare, poi, sono anche politiche. Qualcuno addebita ai sistemi elettorali proporzionali tipici dellEuropa, che consentono la presenza di molti partiti piccolo nelle stanze del potere, la ragione che determinerebbe un welfare assai diffuse e protettivo. Il sistema elettorale maggioritario americano, invece, nel quale stata storicamente assente la componente socialista e comunista, avrebbe meno attenzioni per le categorie pi povere. Ma motivazioni di carattere politico le possiamo trovare anche nella Corte Suprema – ha continuato Alesina, – che fino alla seconda Guerra mondiale sՏ accollata lonere di difendere la propriet private a ogni costo e contro ogni assalto. E a queste si aggiungono anche motivazioni di carattere etnico e razziale: lintroduzione di un sistema elettorale proporzionale negli Stati Uniti avrebbe consentito alle minoranze etniche di entrare nella stanza dei bottoni, di essere rappresentate nel Parlamento, e questo non era pensabile per una societ chiusa nella protezione, nella difesa dei propri privilegi assodati. Lanalisi di Alesina ha poi toccata anche altri punti, necessari per capire il perch di una cos labile e fragile attenzione alla protezione sociale in una societ che comunque si dice democratica e che sempre stata aperta sul mondo: A differenza dellEuropa, in cui i conflitti sociali sono esplosi ad esempio in rivoluzioni di stampo marxista, negli USA le tensioni si sono affievolite e raddolcite nei grandi spazi geografici e in una bassa densit abitativa, che hanno spinto i ribelli a scegliere lavventura della frontiera e dellOvest, liberando le grandi citt dai possibili rigurgiti rivoluzionari Se, per, passiamo a esaminare come viene gestito in Europa il welfare – e a questo punto si aperta la seconda parte della conferenza di Alberto Alesina, –ci accorgiamo che al di qua delloceano non esiste un unico sistema di welfare, bens diversi sistemi di welfare, tra di loro assai diversi, coesistono e si contrappongono. Abbiamo allora il welfare nordico, molto costoso ma anche molto efficiente, tipico delle societ molto omogenee e di dimensioni limitate; esiste il welfare anglosassone, meno costoso, ma anche meno efficace; esiste infine un welfare continentale e mediterraneo, che poi quello italiano, molto costoso ma anche poco efficace. Talvolta efficace per nulla, hanno pensato in molti nella sala. E qui, andando verso le riflessioni conclusive, Alesina tornato alla riflessione iniziale: allora possibile, per lItalia, ridurre le spese per il welfare, mantenendo comunque intatti i livelli di protezione sociale? La risposta che tutti si sarebbero attesi era: no, non possibile spendere meno, risparmiare sul bilancio statale alla voce welfare, e pure mantenere i livelli preesistenti degli interventi statali. La risposta di Alberto Alesina, invece, stata affermativa: Certo che possibile diminuire gli investimenti nel welfare e mantenere inalterati i livelli di protezione delle categorie pi deboli. Si tratta per di capirsi sul termine livelli: se essi sono quelli reali, concretamente bisognosi di aiuto sociale, allora s che lo Stato deve intervenire. Se si tratta invece di perpetuare allinfinito quei rivoli di sperpero e quelle sacche di privilegi che la tradizione e la storia ci hanno consegnato, allora evidentemente la cura dimagrante avr conseguenze anche sullefficacia degli interventi. Meno stato sociale, quindi, ma pi attenzione ai bisogni reali e concreti delle categorie deboli; far tesoro delle esperienze del nord Europa, dellarea anglosassone e per certi aspetti anche di quella statunitense, non per smentire la nostra storia e la nostra vocazione, ma per rendere pi equilibrati, razionali e diretti gli interventi pubblici. Una bella sfida, non cՏ che dire: una sfida che dovr essere attentamente vagliata dai responsabili politici che si alterneranno nei prossimi giorni sul proscenio del Festival dellEconomia di Trento. |
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