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COMUNICATO STAMPA |
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Trento, 4 giugno 2006 |
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I Forum dellEconomia |
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LA VIA ALLA GLOBALIZZAZIONE DI KAUSHIK BASU ISTITUZIONI MONDIALI CON REGOLE DEMOCRATICHE |
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Leconomista indiano difende gli effetti positivi del fenomeno ma critica lattuale assetto di organismo internazionali quali la Banca mondiale e il Fondo monetario internazionali. Vittorio Agnoletto: Non sono un no-global |
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La globalizzazione non un mostro che rischia di fagocitare il mondo e le sue diversit. Per molti paesi ha rappresentato unopportunit di crescita. Fino ad oggi, anche nei paesi pi poveri, ne hanno beneficiato solo alcune fasce di popolazione. Da economista dico che gli effetti della globalizzazione devono ora raggiungere anche gli strati pi umili. Kaushik Basu, economista indiano, ha difeso la globalizzazione al forum che il Festival dellEconomia ha dedicato nella mattinata di oggi proprio alleconomia senza confini. Coordinato dalla giornalista turca Yasemin Taskin, lappuntamento ha visto confrontarsi economisti e politici schierati su posizioni distanti: leuroparlamentare Vittorio Agnoletto, i professori universitari Fabrizio Onida (Bocconi), Furio Camillo Rosati (Universit di Tor Vergata) e Danilo Zolo (Universit degli studi di Firenze). In particolare, Basu ha rimarcato i vantaggi che la globalizzazione: crescita delleconomia mondiale, maggiori controlli e aumento dellofferta della forza lavoro. In India – ha sottolineato leconomista asiatico – la globalizzazione ha favorito il boom dellindustria tecnologica, in particolare di quella informatica, ed ha rimesso in moto lintera economia nazionale. Difesa a parte, Basu non ha dimentico gli svantaggi delleconomia e dei mercati globali. Il fenomeno ha dimenticato interi strati della popolazione, che non hanno beneficiato di alcuno vantaggio ma che al contrario hanno visto accrescere, soprattutto in Africa, le disuguaglianze. Un dato su tutti: la somma dei redditi dei 10 uomini pi ricchi al mondo (270 miliardi di dollari) pari al reddito di 35 milioni di persone, ovvero dellintera popolazione della Tanzania. Riprendo il modello di governo mondiale, tratteggiato a Trento da Zygmunt Bauman, lo studioso indiano ha ribadito la necessit di rivedere lattuale organizzazione delle istituzioni mondiali, a partire dal Fondo monetario internazionale (Fmi) e dalla Banca mondiale. Un esempio su tutti: gli Stati uniti – come ha spiegato Basu – controllano di fatto il 70 per cento dei voti del Fmi. La globalizzazione un fenomeno mondiale che deve essere gestito e controllato da forme di democrazia mondiali – ha aggiunto Basu – ma come possiamo parlare di democrazia quando il voto dei paesi ricchi vale di pi di quello dei paesi poveri. Solo garantendo maggiore peso ai paesi poveri e una gestione realmente democratica ai grandi organismi internazionali potremo estendere allintera popolazione i benefici della globalizzazione e garantire maggiore stabilit al mondo. Fabrizio Onida, docente di Economia internazionale dellUniversit Bocconi di Milano, ha ricordato le cinque novit della globalizzazione: investimenti diretti degli stati o di aziende straniere; il maggiore peso della finanza; una nuova migrazione (da sud a nord e per fasce diverse della popolazione); laccentuarsi dello squilibrio tra i paesi protagonisti della globalizzazione e quelli esclusi; e il monitoraggio, portato avanti da organismi internazionali. La globalizzazione – ha affermato il docente – ha ridotto la povert estrema (un reddito di dollaro al giorno), anche se non in maniera omogenea nel mondo, a svantaggio di stati e regione isolate e guidati da governi populisti o dittatori. Il docente della Bocconi ha poi contestato alcuni luoghi comuni sulla globalizzazione: E falso che abbia aumentato le disuguaglianze o portato ad un ribasso dei salari, cos come falso che le multinazionali siano solo degli agenti predatori. Su posizioni opposte si schierato Vittorio Agnoletto, europarlamentare del Prc. A sorpresa, Agnoletto ha affermato di non considersi un no global, ma ''contrario a questa globalizzazione capitalista''. Agnoletto ha citato dati della Banca Mondiale e di altre fonti da cui risulta che negli ultimi 20 anni il 25% dei Paesi ha avuto un aumento della popolazione povera, che lo squilibrio tra i pi ricchi e i pi poveri aumentato, che i tre miliardari pi ricchi del mondo possiedono il reddito di 600 milioni di persone. ''Si dice che l'Africa esclusa dalla globalizzazione: non e' vero, loggetto che la subisce'' ha detto Agnoletto, il quale ha portato una serie di esempi, dal pomodoro un tempo esportato ed oggi importato in Senegal, dagli allevamenti di polli falliti in Ghana perch vengono importati polli congelati, ai farmaci che non possono essere comprati da chi ha l'Aids per i costi esorbitanti imposti dall'industria farmaceutica occidentale. E la Cina, secondo Agnoletto, ''ha solo imparato e messo in pratica l'Abc della nostra economia ed e' riuscita a invertire i ruoli: ora e' lei che invade i nostri mercati e siamo noi a invocare il protezionismo che abbiamo negato finora agli altri''. Agnoletto ha anche imputato alle multinazionali di ''fare quello che vogliono e di andarsene quando vogliono''. ''A Bruxelles ci sono 15 mila lobbisti delle multinazionali - ha detto - che fanno pressione sui parlamentari europei''. ''Ma gli effetti dannosi ricadono anche su di noi: in Italia chiudono migliaia di aziende familiari, crolla il ceto medio e aumenta il divario tra ricchi e poveri. E l'aumento di masse impoverite nel mondo spinge milioni di disperati verso di noi: se non vogliamo occuparci di solidariet, preoccupiamoci almeno delle conseguenze di queste migrazioni. Oggi, e sempre di pi in futuro, la torre d'avorio del Nord ricco e sicuro un'illusione''. Una terza via alla globalizzazione stata indicata da Danilo Zolo, docente di Filosofia del diritto e Filosofia del diritto internazionale, Universit degli studi di Firenze: Tra i critici neomarxisti e i fautori del liberalismo si posizione chi, come Luciano Gallino in Italia, coglie di elementi positivi e negativi della globalizzazione e, soprattutto, auspica interventi di politiche globali. Solo agendo sugli squilibri ecologici, la riduzione delle risorse e lo stato strisciante di guerra globale, riusciremo a contrastare le disuguaglianze. Occorre partire da qui se si vuole arrivare ad un parlamento mondiale, in grado di governare i nuovi assetti mondiali. Infine toccato a Furio Camillo Rosati trattare uno degli aspetti pi drammatici della globalizzazione: il lavoro minorile. Il fenomeno – ha detto il docente di Economia pubblica, Universit di Roma Tor Vergata e direttore del Progetto ILO-UNICEF-World Bank Understanding Childrens Work – attraversa lintero pianeta. In questo caso, la comunit internazionale ha una carta concreta che si pu spendere per arginare il lavoro minorile: leducazione. Sole istruendo i bambini e i giovani, saremo in grado nei prossimi anni di diminuire la forza lavoro non qualificata. Formando i giovani, daremo loro lopportunit di diventare forza lavoro qualificata che il principale bacino per lo sfruttamento minorile. Oggi, interi stati puntano su politiche dei prezzi, ovvero la produzione di merci a basso costo. Educare i ragazzi permetter di spezzare questa catena. Ecco quindi che noi non possiamo considerare costi le risorse spese per la formazione, bens investimenti a favore del capitale umano del mondo. |