COMUNICATO STAMPA

Trento, 4 giugno 2006

 

 

PerchŽ proibire a volte pu˜ non essere efficace

 

KAUSHIK BASU E LE INCOGNITE DEL LAVORO MINORILE

ÒTutte le politiche e le normative dovrebbero essere coordinate fra i paesi pi ricchi e quelli poveriÓ

 

 

Il lavoro minorile  stato al centro della conferenza tenuta questo pomeriggio a Palazzo Geremia da Kaushik Basu, docente alla Cornell University, economista di origini indiane capace di spaziare dalla Teoria dei giochi allo studio delle molestie sessuali sui luoghi di lavoro. Basu per˜  noto soprattutto per il suo interesse nel lavoro minorile. Il punto di partenza della relazione di oggi  che tutti condannano il fatto che dei bambini debbano lavorare (per lo pi in condizioni di grave sfruttamento) anzichŽ studiare.

Ma Basu ha anche dimostrato che a volte politiche ispirate dalle migliori intenzioni in realtˆ peggiorano la situazione dellĠinfanzia.

Vediamo innanzitutto qualche dato: oggi si stima che nel mondo siano 166 milioni i bambini che lavorano (fino ai 14 anni dĠetˆ). Fra i paesi in cui il lavoro minorile  pi diffuso ci sono lĠIndia e la Cina.

Ma il lavoro minorile non  una prerogativa del Terzo mondo: ad esempio in Gran Bretagna, a metˆ dellĠ800, i bambini lavoratori erano in percentuale il doppio rispetto a quelli odierni dellĠIndia (28%). Negli Stati Uniti in quel periodo cominci˜ ad emergere una posizione nuova: ad esempio nel Massachusetts venne varata una legge che vietava il lavoro dei bambini se essi non avessero frequentato anche, per alcuni mesi, la scuola.

Qual  dunque la posizione di Basu? Ò NŽ quella liberista che vorrebbe lasciare fare al mercato nŽ quella che sostiene Ôsic et simpliciterĠ la proibizione. Credo che si possano adottare politiche efficaci, specie da parte dei paesi industrializzati, ma in maniera mirata. Noi siamo giunti alla conclusione che sia possibili Ôequilibri multipliĠ nei paesi in via di sviluppo.

In India, nei villaggi, molti bambini lavorano a causa dellĠestrema povertˆ delle famiglie. I salari per tutti, bambini e adulti, sono bassissimi. Se il lavoro infantile venisse eliminato, gli stipendi dei genitori verrebbero aumentati, con il risultato che essi non avrebbero interesse a mandare i bambini al lavoro. Ma qui entrano in gioco i problemi della globalizzazione: se i salari crescono, le multinazionali si spostano altrove.

La conclusione, secondo noi, quindi,  che le proibizioni devono essere coordinate fra i diversi paesi. Inoltre i paesi pi sviluppati devono coinvolgere quelli in via di sviluppo nellĠelaborazione delle politiche e delle normative pi efficaci. Ogni altra imposizione, invece, rischia di produrre almeno altrettanti problemi di quanti si propone di risolvereÓ.