COMUNICATO STAMPA

Trento, 3 giugno 2006

 

La politica economica a sostegno del mercato del lavoro femminile

 

PERCH CONCILIARE LAVORO E FIGLI DIFFICILE IN ITALIA

Lanalisi di due economiste sulle dinamiche allorigine dello strano binomio tutto italiano tra bassa occupazione femminile e bassa fertilit

 

 

Due donne, entrambe docenti di economia, sono intervenute ieri allincontro del Festival dellEconomia Pochi figli e poco lavoro: che cosa pu fare la politica economica?, moderato dal corrispondente economico del quotidiano francese Les Echos Pierre De Gasquet e seguto da una platea che ha tributato lunghi e convinti applausi alle relazioni delle due studiose.

Mentre lUnione Europea si pone come obiettivo il 60% di occupazione femminile per il 2010, le donne in Italia sono ancora 20 punti percentuali sotto questa quota e hanno meno figli rispetto alla media europea. Se negli ultimi anni la partecipazione femminile italiana al mercato del lavoro aumentata di poco, la fertilit ha continuato a diminuire fino al 2004. Negli altri paesi, soprattutto nel Nordeuropa e in Francia, invece, la partecipazione cresciuta insieme ai tassi di fertilit. Come si spiega questa differenza tra la situazione italiana e il resto dellEuropa? Con questo interrogativo Daniela Del Boca, docente di Economia politica allUniversit degli Studi di Torino e Direttore del Centro Studi CHILD, apre il suo intervento.

La soluzione risiede nella differente politica economica attuata dai diversi paesi europei: nei paesi Nord Europei e in Francia, a partire dagli anni ottanta, sono stati operati vari interventi a supporto delle famiglie, mentre in Italia pochissimi e poco efficaci, spiega Del Boca.

Nella sua analisi la studiosa mette in luce 5 aspetti particolari che caratterizzano lunicit della situazione italiana: gli scarsi trasferimenti monetari alle famiglie con figli, lo scarso ricorso al part-time, i pochi e costosi servizi per linfanzia, i congedi parentali opzionali pi brevi e meno retribuiti che altrove; lasimmetria dei ruoli nella famiglia, dove gli uomini non dedicano tanto tempo quanto le donne.

Per quanto riguarda il primo aspetto, in Italia i sussidi monetari alle famiglie sono tra i pi bassi dEuropa. Laddove, invece, come in Francia, sono caratterizzati da importi adeguati e continuativi, hanno l'effetto di aumentare la fertilit, al costo per di disincentivare i tassi di partecipazione femminile al mercato del lavoro. Facendo unanalisi tra costi e benefici, secondo Del Boca, questo costo sarebbe pericoloso per lItalia, dove, soprattutto al Sud, lofferta di lavoro sta diminuendo e le donne si demotivano.

Nella situazione di bassa partecipazione al lavoro e bassa fertilit importante – spiega Del Boca - sviluppare politiche che aiutino a conciliare lavoro e figli e a non dover fare difficili scelte.

Tra le politiche che incoraggiano lavoro e fertilit, primeggia il part time: le donne occupate part-time in Italia sono il 16 % contro il 31% in Francia e il 34% in Danimarca. Ma il part-time da solo non basta, perch non risolve il problema nelle coppie in cui il primo reddito precario o per le madri sole con un unico reddito. Nellanalisi costi-benefici, il part-time fornisce flessibilit ma ad un costo finanziario elevato nel breve e nel lungo termine. Tuttavia laddove ci sono opportunit di lavoro part-time e servizi per linfanzia, la fertilit e la partecipazione al mercato del lavoro sono pi elevate.

Per quanto riguarda lofferta di servizi pubblici per i bambini 0-3 anni, ad esempio gli asili, in Italia viene utilizzata solo dal 7% dei bambini, contro il 34% in Francia, il 48% in Danimarca. Del Boca evidenzia come in Italia ci sia un problema di razionamento dei servizi pubblici: sono pochi e con orari rigidi, nonch con costi ancora molto elevati rispetto ad altri paesi. Ma i risultati della ricerca mostrano che la disponibilit dei posti asilo e del part-time contribuisce alla conciliazione tra partecipazione al lavoro e fertilit. Infatti la recente lieve ripresa della fecondit avvenuta al Nord, non per effetto dei bonus figli, ma proprio per la crescita di asili nido e delle opportunit di part-time.

Sul congedo di base, se lItalia abbastanza generosa nella durata, il congedo parentale facoltativo non solo pi breve rispetto a quasi tutti gli altri paesi europei, ma ha anche un grado di copertura della perdita di reddito che copre solo il 30% del salario. Dato che in quasi tutti i paesi gli uomini guadagnano in media pi delle donne, perdere il 70% dello stipendio pi alto pu non essere una decisione praticabile.

Ultimo aspetto caratterizzante la situazione italiana lasimmetria dei ruoli nella famiglia, che resta molto alta. Mentre le donne italiane, occupate o non, dedicano al tempo di lavoro familiare il maggior tempo di tutta Europa (circa 5 ore e quasi 4 ore se occupate), gli uomini italiani dedicano al lavoro familiare il minor tempo di tutta lEuropa (1 ora e 25), unora in meno che in Francia, Danimarca e Svezia.

In totale le donne italiane lavorano circa unora pi degli uomini e pi del resto delle altre donne europee. Questa asimmetria pu essere spiegata dalla lunga permanenza nella famiglia dorigine, dove gli uomini italiani imparano meno di altri ad avere rapporti egualitari e ad aiutare nel lavoro familiare. La sindrome del ritardo non solo ha effetti negativi sulla fertilit (posponendo let di formazione della famiglia e lassunzione di responsabilit) ma pu anche avere effetti negativi, conclude Del Boca, sulla possibilit per le donne di continuare a lavorare dopo la nascita dei figli.

E proprio su questo particolare fenomeno si fonda lanalisi di Paola Villa, professore ordinario di Economia industriale presso la Facolt di Economia dellUniversit degli Studi di Trento: la difficolt delluscita di casa dei figli, che d vita alla cosiddetta famiglia lunga.

Il problema dello strano binomio tra bassa occupazione femminile e bassa fecondit, associato dalla studiosa al problema della bassa occupazione dei giovani fino a 29 anni: la lenta transizione che si verifica in Italia nel passaggio da giovane che vive in famiglia con poche responsabilit ad adulto vero e proprio.

A questo proposito Paola Villa ricorda le parole di Montezemolo e Cipolletta che, proprio intervenendo nel giorno dapertura del Festival dellEconomia su altri temi, hanno entrambi invitato le famiglie a spingere i figli fuori di casa.

La studiosa spiega che in Europa negli ultimi dieci anni aumentata la quota dei figli che restano in famiglia, ma in Italia il fenomeno gi molto alto negli anni 80 e continua ad aumentare. Anche in Grecia e Spagna la situazione simile, ma a livelli leggermente pi bassi che in Italia. La peculiarit italiana risiede nel fatto che il fenomeno sempre pi allargato e riguarda i giovani che hanno superato addirittura i 30 anni. Inoltre in Italia la permanenza in casa molto pi forte per i maschi, in quanto le femmine sentono maggiormente il bisogno di autonomia, indipendenza e affermazione di s nella vita al di fuori della sfera domestica.

Paola Villa ha cercato di capire le origini di questo fenomeno concentrandosi su 3 precise aree dindagine: listruzione, la casa e il lavoro.

Linnalzamento del livello distruzione in Italia stato molto lento e ha prodotto una situazione in cui molti giovani impiegano pi anni del previsto per laurearsi e molti altri che non arrivano neppure a conseguire il titolo di studio nonostante i tanti anni in Universit.

In questa situazione si verificato un vero e proprio salto generazionale: i figli sono tre volte pi istruiti dei genitori e questo ha prodotto un cambiamento radicale nei rapporti in casa, dove la quota di lavoro domestico da parte dei figli si notevolmente ridotta. Sono diventati degli eterni ragazzi con moltissime libert e pochissime responsabilit.

Sul fronte del lavoro, si verificata nello scenario generale una forte spinta verso il lavoro flessibile e pi spesso precario. Se lItalia nella media europea, risente per del fatto che questo tipo di lavoro molto alto solo nella fascia det dei giovani, che risultano avere anche un livello retributivo molto pi basso di quello di cui godevano in proporzione i loro genitori. E in questo scenario le donne sono quelle pi penalizzate, con retribuzioni molto pi basse rispetto ai colleghi uomini.

Se da una parte i ricercatori ritengono che i lavori atipici o precari non siano dannosi in quanto nella maggior parte dei casi si trasformano in lavori stabili, e quindi la fase transitoria porta ad una fase di stabilizzazione, daltra parte in Italia questo fenomeno si verifica in una fascia det pi alta della media europea: a 30-34 anni contro i 25 anni nel resto dellEuropa.

Chi sperimenta questo tipo di lavoro in una fase della vita che dovrebbe essere quella dedicata alla formazione della famiglia ha una ripercussione negativa sulla possibilit effettiva di formare il proprio nucleo familiare.

In pi sul fronte femminile si aggiunge la totale assenza di protezione per le giovani donne che vogliono essere mamme e lavorare.

Per quanto riguarda la casa, il mercato delle case in affitto si molto ridotto, gli affitti sono pochi e molto alti. Nel 1981 la quota di abitazioni di propriet erano del 30%, ora siamo al 20-15%.

Ma questi tre fenomeni, linnalzamento della scolarit, laumento dei lavori precari e la contrazione del mercato delle case in affitto - osserva Paola Villa -, sono avvenuti senza essere compensati da altrettanti interventi di politica sociale. Non sono aumentate le borse di studio, non sono stati previsti sussidi o ammortizzatori sociali o ancora aiuti per il primo impiego e non sono state immesse sul mercato pi case in affitto. E aumentata invece la percezione dellincertezza aggiunge la studiosa.

In uno scenario in cui sono cambiate le condizioni del sistema economico, sono cambiati i valori e sono mancati gli interventi di politica sociale, le famiglie hanno reagito sviluppando una iper-protezionismo verso i figli e in particolare per i figli maschi.

Secondo Villa, lallungo dei tempi duscita di casa, quindi, fa s che i genitori proteggano i giovani e che questi si sposino pi tardi e facciano meno figli, dimostrando cos lo stretto legame tra la lunga permanenza in casa e la bassa fecondit.