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COMUNICATO STAMPA |
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Trento, 4 giugno 2006 |
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Il valore aggiunto del Festival dell'Economia |
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TRENTO E IL SUO CARATTERE: "UN VESTITO NUOVO" |
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Il capoluogo trentino e il Festival: entusiasmo, stupore, soddisfazione, fierezza |
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Non è la prima volta che Trento si trova, quasi a sorpresa, a confrontarsi con eventi nuovi che trasformano nel giro di poco tempo - questa volta addirittura di giorni - la percezione della vita culturale e sociale della città. Questa volta l'elemento che più ha connotato, questo cambiamento è certamente la sorpresa: è assai probabile che la maggioranza dei trentini sia uscita di casa - il 1° giugno - con non poche perplessità, riguardo al Festival dell'Economia che, come ogni evento nuovo, spesso indirizza i trentini sulla strada della perplessità. L'inaugurazione al Castello del Buonconsiglio alle dieci e 30 del mattino, non poteva dare il polso della situazione, sebbene fosse molto frequentata. La Sala Grande del Magno Palazzo contiene troppe poche persone e le mura che cingono il maniero, tengono lontane - spesso - le voci della città. Al consueto mercato del giovedì, però, le signore benchè frettolose, si erano accorte di quella macchia di colore arancio che si muoveva intorno ad ogni bancarella: i grembiuli indossati dagli ambulanti, incuriosivano, interrompendo la consuetudine rituale dei trentini. Gli infopoint, le coloratissime casette con lo "scoiattolino-vigile" al centro del tetto, a poco a poco, sono state circondate da persone curiose ma - 1^ sorpresa - l'inflessione delle loro voci, non era trentina, ma di altre provenienze. Il popolo del Festival aveva trovato la strada. A mezzogiorno, nel luogo principe dell'Istituzione, il Palazzo della Provincia autonoma, i 260 posti a sedere, sono stati occupati in un baleno: quasi un effetto domino. Poi, per l'intero staff: volontari, responsabili, organizzatori, segretarie, tecnici, giornalisti, fotografi, tutor, relatori, uscieri, l'unica scansione temporale era l'inizio dei tantissimi incontri. La "battaglia" con i posti a sedere che non bastavano mai, con le cuffie per le traduzioni che finivano immancabilmente, le corse da un luogo all'altro del Festival per aggiungere curricula dei relatori o l'acqua, o le copie dei questionari, della news-letter: insomma una corsa "felice" per migliorare la macchina organizzativa, per corrispondere a quel criterio di funzionalità che distingue l'organizzazione trentina su tutto il territorio nazionale. E i Trentini? I Trentini, prima perplessi, poi incuriositi, e poi decisi a non perdersi nulla, si sono messi in fila - anche loro - nella loro "Trent": senza protestare, senza sentirsi "espropriati", un po' increduli. Qualcun ha osato, più degli altri, ha manifestato pubblicamente la propria soddisfazione, gli "opinionisti" cittadini non hanno mancato di porre domande più o meno competenti agli illustri "forestieri" che sono venuti ad arricchirre questa terra, un po' schiva, qualche volta timida, ma - alla fine - sempre fiera dei suoi successi.
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