|
COMUNICATO STAMPA |
|
Trento, 4 giugno 2006 |
|
Appuntamento con Massimo Livi Bacci |
|
POPOLI CHE MIGRANO: UN PROBLEMA DEL XXI SECOLO |
|
Le grandi migrazioni hanno trasformato la storia dellĠumanit. Oggi povert, guerre ed epidemie spingono milioni di uomini a spostarsi nella ricerca di un destino migliore. LĠimpatto di questo fenomeno sul nostro mondo nellĠanalisi di un illustre demografo |
|
Quasi 200 persone assiepate nella sede dellĠOCSE allĠEx Convento degli Agostiniani di Trento hanno ascoltato questa mattina la relazione di Massimo Livi Bacci, docente di Demografia allĠUniversit di Firenze, sulle possibili soluzioni da adottare per rendere pi efficienti le attuali politiche di gestione dei flussi migratori. NellĠincontro, moderato da Gianfranco Cerea, docente di Scienza delle Finanze dellĠUniversit di Trento, Bacci ha esordito con un riferimento alla storia: ÒIl nostro continente stato per 500 anni esportatore di risorse umane, in particolare a partire dallĠincontro con lĠAmerica. Dal 1840, a seguito dei progressi tecnologici nella navigazione, ha preso avvio la pi grande emigrazione di massa dallĠEuropa verso lĠAmerica, che ha favorito un incremento del ÒbacinoÓ demografico americano con oltre 8 milioni di europei. Si aperto dunque un periodo di grande internazionalizzazione – ha proseguito Bacci – che ha raggiunto il suo apice nel primo dopo guerra. A partire dagli anni Ġ40 e Ġ50 si riscontrata, invece, unĠinversione di tendenza: i paesi hanno avviato politiche di protezione, alzato barriere fisiche e doganali al fine di frenare il costante flusso migratorio, ma dal 1970 in poi, un inatteso cambio di direzione ha visto lĠEuropa divenire di nuovo, dopo circa mezzo millennio, meta di immigrazione. Era la globalizzazione. LĠUnione Europea – sottolinea il noto demografo – incentiva gli scambi di beni, di servizi, di flussi finanziari, di persone e lavoro, ma, il dato pi preoccupante, deriva dal fatto che nessun accordo internazionale viene stipulato per qualificare gli scambi economiciÓ. ÒA tuttĠoggi lo stock migratorio internazionale nel mondo vicino ai 200 milioni, registrando le punte massime nei paesi europei, nellĠAmerica del nord e in Australia. Questo fenomeno nasce in unĠepoca in cui le differenze tra i continenti, a livello di reddito pro capite, sono notevolmente cresciute. Recenti studi statistici – ha dichiarato il professor Bacci – hanno rilevato che i flussi migratori dei paesi in via di sviluppo investono in particolare la fascia dĠet della popolazione cosiddetta attiva (dai 20 ai 40 anni). Nei paesi industrializzati, al contrario, si riscontra una progressiva e costante decrescita delle persone in Òet da lavoroÓ: questa situazione potrebbe degenerare al punto di ipotizzare che, nel 2020 ci potrebbero essere circa 4 milioni di persone in meno allĠinterno di questa fascia nei paesi sviluppatiÓ. ÒLĠItalia, ad esempio, potrebbe adottare delle misure precauzionali, ma anche se si riuscissero a realizzare alcune ipotesi (se le donne fossero occupate al pari degli uomini, se i tassi di attivit salissero e se si alzasse lĠet pensionabile di 10 anni), la popolazione attiva continuerebbe inesorabilmente a diminuire. Lo stock migratorio italiano negli ultimi 10 anni stato pari a 200.000 persone allĠanno senza ricevere, come contropartita, una valida politica di gestione del fenomeno. Il vero problema, che deve essere risolto dai paesi sviluppati in tempi rapidi, dunque quello di far s che lĠimmigrazione non sia pi irregolare. LĠEuropa ha seguito la strada delle regolarizzazioni e, ogni 4 anni, ha realizzato delle sanatorie; le soluzioni pi auspicabili sono in realt almeno tre – ha dichiarato Bacci: rendere i canali legali pi percorribili, favorire lĠingresso dellĠimmigrato con un visto di lavoro e permettere delle sanatorie individualiÓ. ÒMa come si determina questo forte tasso di irregolarit?Ó si chiesto Massimo Livi Bacci. ÒQuattro sono i fattori in gioco: lĠesposizione fisica ai paesi del sud del mondo con confini poco controllabili; la fortissima dimensione dellĠeconomia sommersa (pari al 20%); la continua richiesta di basse qualifiche da parte del mondo del lavoro; canali legali mal percorribili. Un altro importante problema che affligge lĠimmigrazione, e che deve essere risolto in tempi brevi – ha infine concluso il demografo – riguarda le seconde generazioni: bisogna far in modo che esse non siano pi escluse dai canali di riconoscimento sociale e che possano ricevere adeguate prospettive di lavoroÓ.
|