COMUNICATO STAMPA

Trento, 3 giugno 2006

 

 

Lesperienza in Kenya del missionario padre Renato Kizito Sesana

 

LEUROPA E LAFRICA POTRANNO INCONTRARSI

SOLO SE PARLERANNO DI CONVIVENZA E CONDIVISIONE

In un continente come quello africano, che non conosce nelle proprie lingue le parole povert e avere, i problemi del mancato sviluppo, dellAIDS e delleconomia informale allontanano la percezione della modernit e dellOccidente

 

 

Renato Kizito Sesana, un africano nato a Lecco, un prete missionario comboniano laureato in scienze politiche che ha fatto del suo impegno per gli ultimi, per gli emarginati, per gli ammalati di AIDS e per gli orfani dei morti di AIDS di Nairobi la ragione di trentanni di vita, se lo chiesto molto sinceramente e serenamente: Ma perch mi avete chiamato qui, a Trento, al vostro Festival, e mi avete chiesto di parlare di economia? Di quale economia volete che vi parli? Di quella informale e creativa, di mera sussistenza quotidiana che riesce a dar da vivere in qualche modo al 70% degli Africani? Oppure delleconomia che ha consentito ai dittatori feroci di questi ultimi decenni di rapinare la propria gente con la connivenza delle grandi potenze occidentali? Oppure delleconomia sfalsata dagli aiuti che non arrivano o che arrivano solo per il tramite delle corruzioni, con la connivenza dei poteri occidentali?

Questo stato lesordio della serata per il pubblico raccolto al Teatro Sociale (Mai nome di teatro pi appropriato di questo per parlare di Africa, ha confessato il giornalista Jean Leonard Touadi, che ha avuto il compito non facile di intervistare il comboniano Se sana) per un appuntamento atteso da molti, a Trento.

Ma le sorprese e le provocazioni erano solo allinizio.

Lo sapete che nelle lingue tribali dellAfrica – ha proseguito padre Kizito, incalzato dalle domande di Touadi – sarebbe praticamente impossibile tradurre il sottotitolo del vostro Festival, Ricchezza e povert, visto che il termine povert gli Africani non sanno proprio come dirlo? Nel loro lessico povert tuttal pi pu essere intesa come "assenza di amici": ecco, questa s che, per gli Africani, la vera povert! Ed anche il verbo avere non esiste: se io devo dire: ho un campo, sono costretto a un giro di frase del tipo io sono con il campo. Ed una grande realt, questa: il primato dellessere sullavere che diventa quotidianit linguistica, altro che teoria economica o riflessione filosofica.

E poi cominciato il fuoco di fila delle analisi, degli esempi, delle provocazioni, che padre Kizito Sesana ha sempre proposto al pubblico con un conversare piano e sereno.

Come viene vissuta la globalizzazione, in Africa? Alla stregua di tutto ci che viene dalloccidente, vissuta come un qualcosa di lontano, di incombente ma contro il quale gli Africani possono poco o nulla. Lattacco alle torri gemelle di New York non ha cambiato la vita, nei quartieri poveri di New York: lineluttabilit di ci che viene da fuori grande, e il senso di impotenza devastante e diffuso

Ma esiste la possibilit di un punto di incontro tra il Nord ricco e lAfrica sempre pi povera? La globalizzazione, cari miei – ha detto padre Se sana scuotendo la testa ornata da una folta capigliatura grigia, - come uno di quegli autobus che si vedono sfrecciare sulle strade polverose del Kenya o del Sudan. Chi sta dentro, e sono i pochi fortunati che sono comodamente seduti, chiedono allautista di accelerare, di andare pi veloce; chi invece aggrappato fuori, oppure affastellato sul tetto dellautobus, chiede allo stesso autista di rallentare, di andar meno veloce. E un problema di velocit diverse, insomma, tra chi deve andare come il vento, e di chi non riesce a soffiare nemmeno come una brezza. Lunica speranza per gli Africani che lautobus della globalizzazione finisca la benzina. E si fermi, almeno per un po!

Ma perch, allora, lAfrica ferma, anzi, sta regredendo in tutti gli indici economici, mentre ad esempio la Cina e lIndia stanno esplodendo? Io sono in Africa da quasi trentanni, prima nello Zambia e poi in Kenya e nel Sudan – ha risposto Kizito, - impegnato a creare comunit di accoglienza nellambito del progetto chiamato Koinonia. Dal mio osservatorio posso dirvi che lAfrica pu insegnare molto, alloccidente, ad esempio a sapersi accontentare del poco che si ha e a sorridere affrontando sereni la vita di ogni giorno. In Africa si d la precedenza ai rapporti umani, rispetto allaccumulo della ricchezza, e questo pu essere una delle ragioni del ritardo economico. Ci sono poi cause esterne, come il debito estero: si calcola che ogni anno gli Stati africani devono pagare alloccidente, di interessi su questo debito, pi soldi di quelli che loccidente destina allAfrica sotto forma di aiuti. Queste ragioni, unite alla presenza di leader devianti, di dittatori voraci e insaziabili, hanno rovinato e stanno rovinando il continente a meridione del Mediterraneo

E allora che senso hanno, oggi, gli aiuti internazionali? Che senso hanno i progetti delle ONG?

Gi: anche io, che pure sono presidente della Amani onlus, una ONG italiana impegnata in interventi in Africa, ogni tanto mi chiedo che senso hanno questi aiuti. Sono quarantanni che il Nord ricco aiuta il Sud povero, e le condizioni di vita del Sud povero sono addirittura peggiorate! E allora, che fare? Vi rendete conto che ieri, in questo Festival di Trento, un illustre relatore ha affermato che solo il 20% degli aiuti stanziati per lUganda giunge a destinazione! E come mandare sullo stesso aereo i piromani e i pompieri che dovranno spegnere gli incendi! Forse abbiamo fatto progetti troppo elefantiaci, forse li abbiamo elaborati senza tener conto della mentalit dei destinatari, forse non li abbiamo coinvolti Io vi confido che credo sempre di pi ai progetti piccoli, a quelli che sanno interfacciare il piccolo comune italiano, la parrocchia, la provincia, la comunit a un altrettanto piccolo villaggio keniota o sudanese. Ecco: l cՏ controllo, ma cՏ anche la sensibilit di parlare con chi dovr beneficiare di questi progetti

E poi cՏ la piaga dellAIDS Calcolano che entro il 2010, nellAfrica a sud del Sahara, saranno quaranta, cinquanta i milioni di orfani, due solo nel Kenya. Una intera generazione spezzata, ma soprattutto una intera generazione che rimarr senza gli insegnamenti dei genitori, che perderanno quindi la saggezza intima e profonda di un popolo. Eppure noi con lAfrica dovremo continuare a fare i conti – ha concluso padre Renato Kizito Se sana: - vien da dire, con il poeta Sengor, che lAfrica e lEuropa non hanno avuto lo stesso passato, ma comunque avranno il medesimo futuro. Vedete: leconomista europeo Baumann, che ha parlato oggi a Trento prima di me, rappresenta la saggezza di chi insegna la convivenza, la condivisione, la solidariet: e questo profondamente africano! Forse proprio su questi valori che lAfrica e lEuropa potranno cominciare a parlare lo stesso linguaggio, ritrovandosi magari proprio nellarea del Mediterraneo, che oggi si sta invece trasformando in una gigantesca tomba dacqua pronta a ingoiare le giovani generazioni di africani in cerca di lavoro!