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COMUNICATO STAMPA |
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Trento, 4 giugno 2006 |
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Ultimo appuntamento del Festival delleconomia al Centro Santa Chiara |
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RALF DAHRENDORF: LA DIVERSIT FA RICCA LEUROPA |
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Le frontiere sono importanti, ma bisogna che siano aperte. Lunione non deve fare del Vecchio continente una potenza mondiale, deve promuovere cosmopolitismo e libert. |
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Ultimo, attesissimo appuntamento del Festival delleconomia di Trento questo pomeriggio al Centro Santa Chiara con il grande economista di origine amburghese – ma inglese dadozione e membro della Camera dei Lord – sir Ralf Dahrendorf. Nelle sue parole, la difesa di unEuropa che deve fare delle diversit racchiuse allinterno dei propri confini il principale punto di forza, rifuggendo invece dalla tentazione di armonizzare in maniera troppo stretta leconomia e la politica degli stati membri e di proporsi come una nuova, grande potenza sullo scacchiere mondiale. Dahrendorf stato introdotto da Riccardo Chiaberge, responsabile della redazione cultura e del domenicale del Sole 24 Ore, il quale ha ricordato come nel corso della sua lunga carriera lo studioso, ripercorrendo implicitamente anche le varie tappe della sua vita, abbia parlato della necessit di varcare le frontiere, e di come le frontiere abbiano ragione di esistere, ma debbano rimanere aperte. Riprendendo questo spunto, Dahrendorf ha iniziato la sua esposizione, dedicata allEuropa, spiegando che lEuropa, a suo giudizio, sia in una fase di diversit attiva, pi che di semplice unificazione. Oggi in molti sottolineano limportanza della diversit, e anchio mi unisco alle loro voci. Non sempre afferriamo che ogni Stato portatore di interessi e di valori che rimandano al suo passato, alle sue tradizioni. Ma soprattutto, le diversit riguardano il modo di concepire la politica e leconomia. Dahrendorf a questo proposito ha prodotto una serie di esempi. Sul piano politico, le recenti elezioni in Inghilterra e Germania hanno avuto esiti simili: in entrambe i paesi le differenze fra i due partiti maggiori erano ridotte. Ma nel primo caso ne uscito un esecutivo forte, dotato di una maggioranza stabile in Parlamento, mentre nel secondo caso una grande coalizione. Ci non dato altro che dalla profonda differenza nel modo di concepire la competizione politica nei due paesi. Similmente, diversit molto grandi si riscontrano nel modo di guardare alleconomia, alla diseguaglianza, allo stato sociale: in alcuni paesi, ad esempio, i cittadini sono pi allergici alle diseguaglianze e sono disposti a pagare di pi, anche in termini di tasse, al fine di avere un sistema di welfare forte, mentre in altri i cittadini non ritengono che le diseguaglianze vadano corrette con un deciso intervento dello stato e preferiscono conservare pi soldi nel loro portafoglio. Tuttavia – ha proseguito Dahrendorf – da uno studio sui redditi medi realizzato recentemente risulta che le diseguaglianze fra i redditi pi alti e quelli pi bassi sono in aumento, anche se in maniera differente fra stato e stato, o meglio fra blocchi di stati. Limpressione che ci sia dovuto alla globalizzazione, e che almeno in una fase iniziale di dinamismo economico la diseguaglianza sia destinata a crescere. Quale risposte deve dare lEuropa a questo fenomeno? Secondo Dahrendorf limportante non cercare di produrre una risposta standard, a cui tutti debbano necessariamente attenersi. Anche perch a suo giudizio un modello unico di stato sociale in Europa non cՏ, ci sono differenze notevoli fra paese e paese. Ritorna quindi il quesito iniziale: quale Europa vogliamo? Quale Europa deve sembrarci desiderabile? Non quella della strategia di Lisbona – chiarisce Dahrendorf – che peraltro non riuscita ad imporsi, proprio perch troppo rigida rispetto alle diversit. Dovremmo tradurre quella piattaforma in un men di Lisbona, in un insieme di proposte dal quale ciascuno stato possa scegliere ci che meglio si adatta alle sue esigenze e ai suoi orientamenti. Questo non significa che lEuropa destinata a rimanere divisa, niente affatto. Ma che essa continuer ad essere un continente altamente diversificato. Bene ha fatto quindi lEuropa per Dahrendorf a creare un mercato comune, caratterizzato non da una indebita armonizzazione fra le diverse economie che ne fanno parte ma dalla creazione di un insieme di regole condivise. Questo il quadro che ci dobbiamo dare; e lo stesso principio vale per la libert di circolazione delle persone, compresi gli studenti. Pollice verso dal grande scienziato sociale, invece, per gli Stati uniti dEuropa, intesi come una nuova superpotenza orientata magari a competere con gli Stati Uniti. Tremo allidea di un mondo fatto di poli o di blocchi – ha concluso Dahrendorf - . Vorrei vedere invece lEuropa come una fase importante di un mondo cosmopolita, fatto di maggiore dinamismo e di libert per tutti. Il folto pubblico che gremiva la sala ha riservato quindi a sir Ralf Dahrendorf lultima, corale ovazione di queste giornate. Il Festival si chiuso con le parole del presidente della Provincia autonoma di Trento Lorenzo Dellai, che ha rivolto a tutti coloro che – a nome dei promotori e degli organizzatori - hanno animato le tante proposte susseguitesi in questi quattro giorni un caloroso ringraziamento. La vera qualit di un Festival – ha detto Dellai – la fanno le persone che lo frequentano. Grazie a tutti voi, e arrivederci al prossimo anno, per proseguire insieme questa scommessa. |