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COMUNICATO STAMPA |
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Trento, 3 giugno 2006 |
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Forum su Il mercato e le regole in Sala Depero |
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LA RICETTA DEL SOTTOSEGRETARIO LETTA: PI EUROPA, AUTHORITY FORTI E IL CONSUMATORE AL CENTRO DI TUTTO |
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Lappassionante tavola rotonda ha messo a confronto banche, economisti, sindacalisti, politici e giudici, che hanno criticato lavidit di certi furbetti e si sono tutti richiamati a scelte politiche che in Parlamento dovranno avere il massimo del consenso possibile |
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Condotta con piglio da Dario Di Vico, vicedirettore del Corriere della Sera, la tavola rotonda su Il mercato e le regole non ha deluso le aspettative del numeroso pubblico assiepato in Sala Depero, nel palazzo della Provincia autonoma di Trento, e nelle sale collegate in video. Aspettative che venivano sia dal panel di relatori (Enrico Letta, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio alla sua prima uscita pubblica; lonorevole Bruno Tabacci; il giudice Francesco Greco; gli economisti Stefano Micossi e Marco Onado, Giuseppe Zadra, direttore generale dellAssociazione Bancaria Italiana, Savino Pezzotta, che stato fino a un paio di mesi fa segretario generale della CISL), ma anche da un tema economico quale quello delle regole che controllano – o non controllano pi – il mercato italiano dopo le autentiche bufere dei bond argentini e di quelli Cirio, la scalata alla Antonveneta e dopo le imprese truffaldine dei furbetti dogni specie e di ogni colore. E in effetti il forum si dipanato in una serie ficcante di interventi precisi e secchi, ognuno dei quali ha delineato e tratteggiato il tema con sfumature diverse, tutte per convergenti su due domande centrali: Perch le norme che regolano il mercato non funzionano pi? E che cosa bisogna fare per recuperare il senso della trasparenza e della legalit, a difesa soprattutto dei diritti quotidiani e concreti dei cittadini, spesso invece vittime predestinate di unavidit che non ha conosciuto limiti di sorta. A questi quesiti dai risvolti economici, politici, giudiziari, ma anche e soprattutto etici, hanno cercato di rispondere i relatori, alcuni non disdegnando il colloquio diretto con un pubblico per nulla paludato ma invece partecipe e tifoso con applausi dapprovazione, ma anche con commenti vivaci ed estemporanei. Seduto in prima fila il presidente della Provincia autonoma di Trento Lorenzo Dellai; visti in sala molti politici, deputati europei, assessori provinciali, amministratori locali, imprenditori trentini, sindacalisti... Ed ecco allora il giudice Francesco Greco, procuratore aggiunto - che attualmente uno dei protagonisti del temporale finanziario della scalata alla Antonveneta, che ha sconvolto lItalia e che sta coinvolgendo decine di migliaia di risparmiatori - affermare con forza che, se in campo economico, ci sono dei reati, la magistratura deve intervenire, ma questo non risolutivo dei problemi, che devono invece essere fatti propri e risolti dalla politica, che invece in questi ultimi anni stata pi occupata a depotenziare in tutti i sensi il lavoro dei magistrati e dei loro collaboratori. Certo, in Italia si vive da tempo ormai in una condizione che vede i giudici supplire alla mancanza di controlli, se non addirittura alla connivenza tra controllori e controllati, anche ai livelli pi alti, e a una legislazione che fa acqua da molte parti. Il mio auspicio che finisca questa supplenza, che ognuno si riappropri del proprio ruolo e che la si smetta di pensare che deve essere la magistratura a risolvere, uno dopo laltro, come invece avvenuto, problemi complessi quali la mafia prima, il terrorismo poi, il traffico di droga, il riciclaggio, i crack finanziari e gli intrallazzi tra banchieri, imprenditori e quantaltro oggi. Lonorevole Bruno Tabacci, nel fare un po di storia dellItalia economica di questi ultimi decenni, ha evidenziato come negli anni 92-94, in piena tangentopoli quindi, le grandi banche, le assicurazioni, le imprese che forniscono gas, che assicurano le telecomunicazioni, erano tutte imprese pubbliche. E, quindi, i problemi allora sorti erano di connivenza e di incrocio tra politica e aziende. Oggi, chi si sostituito allo Stato nella guida di queste aziende pensa di aver acquistato anche il diritto a gestire i suoi affari in regime di monopolio. Accumulando grandi profitti. Non pi, quindi, politici che facevano affari con gli imprenditori, ma affaristi che hanno cominciato a lavorare al di fuori di ogni controllo, danneggiando alla fine quasi un milione di Italiani. E il mondo politico lo aveva capito ancor prima che scoppiassero gli scandali pi recenti, se vero che nel 2004 la commissione parlamentare di cui facevo parte aveva licenziato una relazione in cui venivano evidenziate queste storture, questa assenza di controlli da parte di chi era chiamato a controllare. Ma non fummo ascoltati! Stefano Micossi, parlando in nome delle societ quotate in borsa, ha messo in guardia contro i pericoli del populismo e della ricerca di un facile consenso e ha difeso gli imprenditori: Non vero che il capitalismo italiano sia marcio – ha detto Micossi; – non vero che i capitalisti annidati nei consigli di amministrazione siano tutti malvagi. Sono come tutti noi, n pi buoni n pi cattivi. I problemi nascono, invece, perch esiste una cultura di tolleranza diffusa, in nome della quale lamministratore finge di non vedere nel bilancio che chiamato ad approvare i buchi neri, le partite dubbie... Il filo virtuoso delleconomia italiana lo si potr riannodare – ha concluso Micossi, – solo quando interiorizzeremo i comportamenti positivi di cui siamo capaci, sanzionando chi sbaglia al di l del fatto che sia nostro amico o amico degli amici. I sindaci e i revisori dei conti devono tornare a fare il loro lavoro, smettendo di atteggiarsi a consulenti dellimprenditore che sono chiamati a controllare. Regole, regole e regole, insomma: con lavvertenza che chi sbaglia, deve pagare! E allora lo Stato deve cominciare a raccogliere realmente le multe comminate dai giudici! ha subito chiosato il procuratore Greco. Il secondo economista seduto al tavolo del relatori, Marco Onado, partendo dagli avvenimenti del 2005, alla scalata dellAntonveneta, allOPA della Banca Nazionale del Lavoro, vi ha visto come elemento positivo e che fa ben sperare per il futuro la decisione di un gruppo di funzionari della Banca dItalia di opporsi, gi allora, allandazzo generale che stava coinvolgendo i vertici di quellistituto. Ed stato proprio grazie a quella classe di funzionari se oggi la Banca dItalia nuovamente tornata a essere punto di riferimento sicuro grazie alla direzione di Draghi. Onada, per, ha concluso il suo intervento con un interrogativo che ha poi aleggiato in Sala Depero fino al termine del forum: Nessuno mi toglie dalla testa che il vero nocciolo del problema di questa nuova classe di finanziari furbetti sta nellavidit, nel desiderio inconsulto di accumulare ricchezze e potere a dismisura, trasmettendo alle rispettive strutture la stessa ansia avida e fuori controllo. Di regole nuove ha parlato anche Giuseppe Zadra, dellAssociazione Bancaria Italiana, che per ha messo in guardia: Attenzione a non scambiare per avidit quel salutare e positivo desiderio che la legittima ricerca del guadagno, la naturale predisposizione a creare fortune: perch quella lenergia vitale che sostiene il mercato, che favorisce la concorrenza e che ha bisogno come dellaria di regole che evitino lo sforamento in attivit criminali. A questo punto stato gioco facile, per il sindacalista Savino Pezzotta, prendere al balzo il concetto di concorrenza per metterlo al centro del suo intervento: Riusciremo a uscire da questa drammatica situazione, cercando di far tesoro degli errori commessi per non ripeterli in futuro, solo se saremo capaci di aumentare la concorrenza. Perch solo dove il mercato langue, e in Italia non cresce pi da dieci anni!, che i furbetti fanno a gara per accaparrarsi in ogni modo e al di fuori delle regole quel poco che cՏ! Quindi la ricetta uno sviluppo che crei ricchezza diffusa e trasparenza nei rapporti, che lotti contro i poteri forti, che inviti tutti i protagonisti, gli imprenditori, i politici e anche i sindacati a non chiudersi in una difesa ad oltranza del proprio orticello, ma a essere coraggiosi. Il forum stato chiuso dal personaggio pi atteso, da quel giovane sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri che qui a Trento ha tenuto praticamente la sua prima uscita in veste pubblica. Non voglio fare proclami – ha detto Letta, ricordando il suo impegno biennale, nella scorsa legislatura, assieme a Tabacci nella speranza poi abortita di arrivare ad approvare una legge che contenesse regole nuove facendo tesoro delle drammatiche esperienze Cirio, Parmalat, Argentina –, ma sono a Trento solo proporvi alcune riflessioni come punto di partenza per un lavoro che durer lintera prossima legislatura. Mercato nuovo, regole nuove, comportamenti nuovi: questo il trinomio, la bussola che ci aiuter a non perderci per strada e poi ad aprirci allEuropa, nella convinzione che il nostro mercato ormai il mercato europeo; a lavorare per fare delle Authority che gi esistono dei poteri indipendenti, forti, autorevoli; a eliminare i conflitti di interesse fra banche e imprese e cominciare a mettere il consumatore al centro dellinteresse di tutti. LEuropa ci aiuta in tutto questo e tutto ci avr un senso solo se la politica e leconomia riusciranno a uscire dalla logica della triennale di cassa. Perch se tutto deve dipendere, comՏ successo finora, da quanto rimane in cassa a ogni fatidica scadenza trimestrale, evidente che diventa forte la tentazione di gonfiare le cifre, di sfalsare le regole del mercato e questo fa male sia alla politica sia alleconomia. CՏ quindi bisogno di mercati vivaci – ha concluso Enrico Letta, – di regole condivise e approvate con il pi ampio consenso in Parlamento e di comportamenti consoni, il tutto con i tempi necessari e giusti per la politica e per leconomia. |