KEN LOACH

Nato a Nuneaton, in Inghilterra, il 17 giugno 1936, educato a Owford,
esordisce dietro la macchina da presa a metà degli anni
Sessanta, con la serie Z Cars e il Wednesday Play della Bbc.
Determinante l’incontro con il producer Tony Garnett, che
condivide la sua rabbia e la sua rigorosa etica sociale e
cinematografica. Dopo Up the Junction, realizzano insieme nel
’66 Cathy Come Home, ritratto scomodo e disadattato di una
giovane proletaria, una specie di prova generale dei film successivi
(tra i quali un capolavoro, Kes). Amatissimo per la sua durezza nei
primi anni Settanta, poi sembra appannarsi con tutto il cinema inglese.
Dopo tanta televisione e un paio di meditazioni un po’
fumose, Loach è dato per finito. Ma il regista, che gira con
budget bassi, nelle strade vere e con attori professionisti ha ancora
un sacco di rabbia in corpo: i guasti della signora Tatcher ridanno
vigore e furore al suo cinema. Fa, uno dietro l’altro, Riffa
Raff, Piovno Pietre e Ladybird Ladybird e prosegue con il ritmo di
quasi un film all’anno. Loach brucia cantieri, assolve
assassini e strapazza il moralismo assistenziale con inventiva,
compassione lucida e umorismo feroce.
Ken Loach trionfa a Cannes, a lui la Palma d'oro con "The Wind that Shakes the Barley", il
film vincitore della 59esima edizione del Festival di Cannes.
1962 Z Cars (serie tv)
1964 Diary of a Young Man (tv)
1965 Wear a Very Big Hat (tv); Up the Junction (tv); 3 Clear Sundays
(tv); The End of Arthur’s Marriage (tv); Coming Out Party
(tv); Cathy Come Home (tv);
1965-1969 The Wednesday Play (serie tv, alcuni episodi)
1967 Poor Cow; In Two Minds (tv)
1968 The Golden Vision (tv)
1969 Kes; The Big Flame (tv); The Golden Vision (tv)
1971 Family Life; After a Lifetime (tv); The Save the Children Fund
Film;
1971 - 1977 Play for Today (serie tv, alcuni episodi)
1973 A Misfortune (tv)
1975 Days of Hope (serie tv)
1977 The Price of Coal (serie tv)
1979 Black Jack
1980 Auditions (tv, documentario); The Gamekeeper
1981 Looks and Smiles; A Question of Leadership (tv, documentario)
1983 The Red and the Blue: Impressions of Two Political Conferences -
Autumn 1982 (documentario)
1984 Which Side Are You On?
1986 Fatherland
1990 L’agenda nascosta
1991 Riffa Raff – Meglio perderli che trovarli
1993 Piovono pietre
1994 Ladybird Ladybird
1995 Terra e libertà; A contemporary Case for Common
Ownership (cortometraggio, documentario)
1996 La canzone di Carla
1997 The Flickering Flame (documentario)
1998 My Name is Joe
2000 Bread and Roses
2001 Paul, Mick e gli altri
2002 11 Settembre 2001; Sweet Sixteen
2004 Un bacio appassionato
2005 Tickets; McLibel
2006 The Wind That Shakes the Barley
Centro Polifunzionale dell’Opera
Universitaria di Trento, Trento
giovedì 1 giugno 2006
dalle 18.30
"RIFF RAFF - MEGLIO PERDERLI CHE TROVARLI"
Titolo originale: Riff Raff.

Regia: Ken Loach.
Sceneggiatura: Bill Jesse.
Fotografia: Barry Ackroyd.
Montaggio: Jonathan Morris.
Interpreti: Robert Carlyle (Stevie), Emer McCourt (Susan), Ricky
Tomlinson (Larry).
Durata: 94’.
Origine: Gran Bretagna, 1991.
Stevie, un ragazzo scozzese appena uscito di prigione, trova un lavoro
precario in un cantiere edile nella periferia di Londra. Le condizioni
di lavoro sono particolarmente dure e l’unico conforto arriva
dalla solidarietà dei colleghi che lo aiutano anche a
trovare un alloggio. Intanto Stevie conosce Susan, giovane aspirante
cantante piena di incertezze. Fra i due nasce una tenera storia
d’amore. Stevie però deve allontanarsi qualche
giorno in seguito alla morte della madre. Susan, rimasta sola, cede
alle offerte degli spacciatori del quartiere. Larry, il più
attivo tra i lavoratori del cantiere in campo sindacale, viene
licenziato mentre Desmond, un operaio di colore, cade
dall’impalcatura. Stevie e un compagno decidono di dare fuoco
al palazzo in costruzione.
In Riff Raff ogni raffinatezza stilistica e formale è
bandita, in nome dell’amore per un cinema-verità
di immediata significanza sociale e umana. La fotografia è
sporca, sgranata, i dialoghi sono fantastici, arrabbiati e aggressivi.
Loach mette così in scena la classe operaia inglese
dell’era Thatcher. La prima parte del film è
volontariamente più virata sulla commedia, con questi operai
rozzi un po’ da comic-strip che escono in squadra, sfondano
le porte, distruggono e demoliscono tutto, anche le auto parcheggiate
di sotto. Insomma un effetto slow-burn alla Laurel & Hardy, che
ottiene lo scopo di renderceli ancora più simpatici. Poi
pian piano il film svela anche il suo lato sgradevole, che mescola topi
e droga, cessi all’aria aperta e caciara, piccoli imbrogli
tra emarginati e brutale repressione di classe. Finalmente un film da
cui trasuda reale simpatia umana, a cui si possono facilmente perdonare
alcune concessioni e demagogie (l’operaio che precipita nel
vuoto e si sfracella proprio accanto al depliant che pubblicizza il
lungamente agognato viaggio in Africa: un’ironia
houstoniana). Tristezza e senso del grottesco, come detto, vanno
assieme; e il sapore di un fallimento esistenziale del singolo viene
sempre riscattato, in questo film ammirevole, dall’ottimismo
e dalla commozione che trasudano dai momenti comunitari e
collettivi Ma il finale, ancora, è tragico; e il
sentimento di una rivolta impotente viene comunicato in extremis, da
quella intensa immagine dei topi che corrono in cerchio, come
impazziti.
(Alberto. Morsiani, «Segnocinema»)
Cortile Facoltà di Economia, Trento
giovedì 1 giugno 2006 dalle 21.30
"LA CANZONE DI CARLA"
Titolo originale: Carla’s Song.

Regia: Ken Loach.
Sceneggiatura: Paul Laverty.
Fotografia: Barry Ackroyd.
Montaggio: Jonathan Morris.
Interpreti: Robert Carlyle (George), Oyanka Cabezas (Carla), Scott
Glenn (Bradley).
Durata: 127’.
Origine: Gran Bretagna, Germania, Spagna, 1996.
Glasgow, anni Ottanta. George Lennox, autista di
bus, si innamora di Carla, una misteriosa ragazza nicaraguense, esule
per motivi politici. Dopo averla salvata da un suicidio, George decide
di partire con lei per il Nicaragua. Qui la ragazza vuole ritrovare
Antonio, il compagno di lotte nelle file sandiniste. Gorge scopre un
paese lacerato dalle guerriglie dei Contras. Alla fine
Antonio viene trovato, non può più parlare a
causa delle torture subite. Carla si siede davanti a lui e canta.
George capisce che è meglio tornare a Glasgow.
La prima metà del film, ovvero l'incontro, il
corteggiamento, l'innamoramento fra George e Carla è
semplicemente stupenda, e a tratti divertentissima (Loach e il suo
cosceneggiatore Paul Laverty sono fini umoristi), la scena in cui
George “ruba” il suo autobus, e lo usa per portare
Carla in gita sul Loch Lomond, è di una poesia tenerissima.
Pian piano, l’amore di Carla porta George a una forte presa
di coscienza. La accompagna in Nicaragua, alla ricerca del suo ex
fidanzato. Qui il film un poco si arena, ma riparte alla grande quando
Carla ritrova Antonio e ascoltiamo, appena prima della fine, la canzone
del titolo. Anche attraverso il personaggio di Bradley (l'ex agente
della Cia passato dalla parte dei sandinisti), La canzone di Carla
diventa esplicitamente politico, e nel modo giusto, perché
denunciare le nefandezze perpetrate dagli Usa in Nicaragua è
sacrosanto. Ma rimane in noi la convinzione che la parte più
profondamente, più umanamente politica del film sia la
prima: l'incontro tra le due persone, un amore che è anche
conoscenza e crescita, la scoperta che parlandosi - anche e soprattutto
fra stranieri - ogni differenza, ogni ignoranza può essere
sconfitta.
(Alberto Crespi «l’Unità»)