LAURENT CANTET
Nato in Francia il 15 giugno 1961, Laurent Cantet,
poco più che trentenne, inizia la sua carriera come regista
e sceneggiatore con un documentario e alcuni cortometraggi.
Il primo lungo, Les sanguinaires, è del 1997, un film per la
televisione che apparteneva a una miniserie sul tema
dell’avvento del 2000. Risorse umane, del 1999, è
il suo primo lungometraggio per il grande schermo. Descrive il
conflitto privato e di lavoro tra un padre operaio e un figlio che si
occupa di gestione del personale. Il film vince numerosi premi, tra
cui il César come migliore opera prima,
il premio European Discovery of the Year
all’European Film Award, il premio Cipputi a Torino e il
premio per il miglior regista esordiente a San Sebastian. A
tempo pieno, del 2001, conferma le premesse dell’esordio e si
aggiudica il premio Fipresci alla Biennale e il Leone
dell’anno a Venezia. Si narra questa volta di un consulente
aziendale, marito e padre di famiglia, che, licenziato
all’improvviso, si inventa una carriera inesistente.
L’ultimo film in ordine cronologico, Vers le Sud, parte
ancora dal festival di Venezia: tre turiste americane viaggiano in
cerca di piacere tra i gigolò di Haiti. Per la sua
attenzione alle questioni sociali, relative al mondo del lavoro e
oltre, Laurent Cantet è stato spesso accostato a
Ken Loach. In realtà i suoi film non si soffermano mai sul
terreno dello scontro politico, quanto su quello di uno
scontro esistenziale tra l’individuo e la società,
le sue regole, le sue convenzioni. Un conflitto dove tocca al
singolo soccombere, cedere a compromessi o chiamarsi da parte,
accettando in ogni caso l’evidenza della propria solitudine.
Filmografia
1990 Un été à Beyrouth (tv,
documentario)
1994 Tous à la manif (cortometraggio)
1995 Jeux de plage (cortometraggio)
1996 Les inventeurs (tv, documentario)
1998 Les Sanguinaires (tv, appartiene alla rassegna “2000
visto da…”)
1999 Risorse umane (Ressources humaines)
2001 A tempo pieno (L'emploi du temps)
2005 Vers le sud
Centro Polifunzionale dell’Opera
Universitaria di Trento, Trento
venerdì 2 giugno 2006 dalle 18.30
"RISORSE UMANE" ("RESSOURCES HUMAINES")
Titolo originale: Ressources humaines.

Regia: Laurent Cantet.
Sceneggiatura: Laurent Cantet, Gilles Marchand.
Fotografia: Mathieu Poirot Delpech, Claire Caroff.
Montaggio: Robin Campillo.
Interpreti: Jalil Lespert (Franck), Jean-Calude Vallod (il padre), Chantal Barré (la madre).
Durata: 103’.
Origine: Francia, 1999.
Appena laureato in economia aziendale, Franck compie uno stage nella
stessa fabbrica in cui lavora il padre come operaio. La legge sulle 35
ore è diventata materia di scontro tra lavoratori e
dirigenti. Questi ultimi approvano la proposta di Franck di svolgere
un’indagine tra i dipendenti sulla questione, ma in realtà
poi se ne servono per attuare un massiccio piano di licenziamenti.
Franck allora decide di passare dalla parte dei sindacati, venendo per
questo allontanato dalla fabbrica. Nello stesso tempo entra in
conflitto col padre, che vedeva in lui la possibile realizzazione dei
propri sogni di rivincita sociale.
Non un film politico in senso stretto. Il contrasto sulle 35 ore
è qui semplicemente un pretesto per, un’occasione che
consente al regista di calare in un preciso contesto sociale (la
realtà della fabbrica) un conflitto familiare e generazionale,
percorso da pulsioni arcaiche. Alla storia di presa di coscienza
sociale del protagonista si affianca dunque il melodramma, lo scontro
con la figura del padre. Cantet ci descrive un tentativo di
integrazione (il desiderio iniziale di Franck di adeguarsi alla
volontà del genitore) destinato finalmente a rovesciarsi in
aperta rivolta, in violazione sacrilega dello spazio paterno. Una
rivolta non priva di accenti dolorosi e di oscuri sensi di colpa.
(Nicola Rossella, Annuario del cinema Stagione 1999-2000, Edizioni di Cineforum, 2000)
Cortile Facoltà di Economia, Trento
venerdì 2 giugno 2006 dalle 21.30
"A TEMPO PIENO" ("L'EMPLOI DU TEMPS")
Titolo originale: L'emploi du temps.
Regia: Laurent Cantet.
Sceneggiatura: Laurent Cantet, Robin Campillo.
Fotografia: Pierre
Milon.
Montaggio: Robin Campillo, Stéphanie
Léger.

Interpreti: Aurélien Recoing (Vincent),
Karin Viard (Muriel), Serge Livrozet (Jean-Michel).
Durata:
133’.
Origine: Francia, 2001.
Vincent, consulente aziendale, viene licenziato. Non trova il coraggio
di dirlo alla famiglia e allora s’inventa un nuovo
prestigioso incarico a Ginevra, negli uffici dell’Onu. Per
campare, si fa prestare i soldi del padre come anticipo di
un’ipotetica casa, poi raggira alcuni conoscenti proponendo
loro investimenti fasulli. Vincent diventa un bugiardo a tempo pieno.
Ma la paura di essere smascherato dai conoscenti e dai suoi cari fanno
crescere una tensione che si fa pian piano insostenibile,
finché il castello di bugie costruito con tanta pazienza
crolla.
Novello Zelig, eroe negativo di un mileu borghese e mediocre puramente
funzionale (la gente si aspetta che uno funzioni, nulla
più), Vincent cerca di occultarsi innanzitutto a se stesso,
si fa trascinare per forza d’inerzia da ciò che lo
circonda, ma è anche sinceramente preoccupato per la sorte
dei suoi cari. È come se volesse andare in due direzioni
opposte: da un lato verso un adattamento, di pura sopravvivenza al
mondo concreto; dall’altro verso una progressiva deriva senza
fine, seguendo l’onda del tempo, con rassegnazione e apatia.
È un bel risultato artistico questa ambivalenza che Cantet
conserva al suo protagonista fino all’ultima sequenza del
film nella quale, catatonico, assente da se stesso, Vincent sottoscrive
burocraticamente il definitivo rientro nella norma borghese.
(Alberto Morsiani, Annuario del cinema Stagione 2001-2002, Edizioni di
Cineforum, 2002)