MICHEAL GLAWOGGER
Nato
a Graz (Austria) nel 1959, Michael Glawogger ha studiato al San
Francisco Art Institute e poi ha frequentato, dall’83
all’89, la Filmakademie di Vienna. Da allora lavora come
regista, sceneggiatore e direttore della fotografia. Esordisce negli
anni Ottanta con un cortometraggio, Tod eines Lesenden, 1984, mentre il
suo primo film di finzione, è Krieg in Wien (1989). Con Kino
in Kopf (1996) il regista offre una sorta di falso documentario
delirante, in cui dodici attori raccontano davanti alla macchina da
presa storie di film che non esistono. Ma la sua celebrazione come
documentarista avviene con Megacities (1998), panoramica
sulle miserie di quattro grandi città del Mondo. Il film
vince il primo premio ai festival di San Francisco, San Paolo,
Vancouver e alla Viennale. Dopo altri 2 documentari, sul
calcio Frankreich, wir kommen (1999), sull’Austria
contemporanea, Zur Lage: Österreich in sechs Kapiteln (2002),
Glawogger approda alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2005 con
L’oblio degli eroi, che illustra la condizione del
massacrante lavoro manuale dei “dannati” del mondo.
Filmografia
1984 Tod eines Lesenden (cortometraggio)
1989 Die stadt der anderen; Krieg in Wien
1995 Die Ameisenstraße
1996 Kino im Kopf
1998 Megacities (documentario)
1999 Frankreich, wir kommen (documentario)
2002 Zur Lage: Österreich in sechs Kapiteln (documentario)
2004 Nacktschnecken; "Mission X" (serie tv, documentario)
2005 L’oblio degli eroi (Workingman's Death) (documentario)
2006 Slumming
2007 Contact High (pre-produzione)
Centro Polifunzionale dell’Opera Universitaria di Trento, Trento
sabato 3 giugno 2006 dalle 18.30
"MEGACITIES"
Regia e sceneggiatura: Michael Glawogger.
Fotografia: Wolfgang Thaler.
Montaggio: Andrea Wagner.
Durata: 94’.
Origine: Austria,
Svizzera, 1998.
Quattro megalopoli, in quattro diverse parti della Terra: Bombay, New
York, Città del Messico e Mosca. Un mosaico di situazioni
rappresentate in sequenze brevi e quasi prive di dialogo. Dodici storie
di persone che vivono in maniera precaria, ma con una
capacità di cavarsela e un’immaginazione
fuori dal comune. Una donna attempata si esibisce e si lascia
palpeggiare nei teatri pulciosi di Città del Messico, un
giovane moscovita truffa una troupe televisiva, un uomo
setaccia le fogne di Bombay alla ricerca di qualche rottame, un
ambulante vende camicie indiane per le strade di New York…
All’improvviso, per una sorta di effetto specchio, prendiamo
coscienza del nostro modo di vivere, del nostro comfort, della routine,
dei nostri obblighi. Michael Glawogger parte da una semplice
constatazione: all’alba del terzo millennio il mondo
è a una svolta della sua evoluzione. Per la prima volta
nella storia dell’umanità la maggioranza degli
individui vivrà in un contesto urbano, avendo abbandonato le
campagne. È l’occasione, per lui, di mostrare come
le vittime dell’esodo rurale,
dell’industrializzazione caotica e del depauperamento
riescano a sopravvivere: con difficoltà, certo, ma anche con
senso dell’umorismo e dignità.
(Catalogo Locarno Film Festival, 1998)
Cortile Facoltà di Economia, Trento
sabato 3 giugno 2006 dalle 22.00
"WORKINGMAN'S DEATH" L'OBLIO DEGLI EROI
Titolo originale: Workingman’s Death.

Regia e sceneggiatura:
Michael Glawogger.
Fotografia: Wolfgang Thaler.
Montaggio: Ilse
Buchelt, Monika Willi.
Durata: 122’.
Origine: Austria,
Germania, 2005.
Dalle miniere abusive di carbone in Ucraina alle solfare vulcaniche
dell’Indonesia, dal mattatoio a cielo aperto in Nigeria al
cimitero di navi del Pakistan, e, infine, dalle fonderie della Cina al
parco divertimenti in un’ex acciaieria in Germania.
L’oblio degli eroi , suddiviso in cinque capitoli,
segue il lavoro delle migliaia di uomini e donne che nell’era
della post-modernità globalizzata si massacrano di fatica
nel disperato tentativo di sopravvivere.
In tempi non lontani li si chiamava “classe
operaia”. Una definizione che conteneva in sé una
valenza morale, filosofica e politica. Era considerata la forza
imprescindibile della nostra società industriale. In suo
nome si scrivevano saggi e trattati, in sua difesa si combatteva e
manifestava. Oggi è un’umanità senza
nome, dimenticata tra le pieghe più lacere del nostro
pianeta, guardata con sospetto come a una gigantesca zavorra in eccesso
ai piedi di un’oligarchia del benessere. Glawogger fa il giro
del mondo plasmando con il fango e il sangue, la polvere e il fuoco, la
terra e il sudore, un monumento visivo che restituisce
dignità e visibilità a questi
“eroi” dimenticati del ventunesimo
secolo. Nel dar voce e volto alla fatica del lavoro manuale,
il film recupera la dimensione del rapporto tra l’uomo e la
natura, attraverso gli elementi che con le mani, le braccia e
l’intero corpo egli modella e trasforma. Ed è
proprio all’interno di questo rapporto, oggi così
svalutato, che Glawogger riscopre il senso perduto, la
dignità, l’eroismo del lavoro manuale traducendoli
in immagini magnifiche, in composizioni quasi astratte che catturano i
corpi dei lavoratori, i loro gesti rituali all’interno di un
universo che sprigiona energia vitale.
(Maria Silvia Bazzoli, “Cineforum”, n. 449)