OLIVETTI, UN SOGNO POSSIBILE...
RIFLESSIONI SUL MONDO DEL LAVORO E SULLE OPPORTUNITA' GIOVANILI IN TALE AMBITO
con LAURA CURINO

Palazzo Consolati, Trento
venerdì 2 giugno 2006 dalle 16.30 alle 19.00

Chi parla più di fabbriche belle, di città a misura d'uomo, di rispetto del territorio, di tecnologia al servizio del benessere? Chi si ricorda di un luogo dove pittori, artisti, poeti dirigevano un'azienda? Chi ha inventato la fabbrica che diventò la dimostrazione vivente, sana, solida e redditizia del fatto che il lavoro in fabbrica può non essere sinonimo di alienazione, inquinamento, malattia? Chi cita più un uomo, Adriano Olivetti, che aveva chiamato Le Corbusier per creare le case per gli operai, che costruiva fabbriche fra gli alberi, che aveva inventato l'urbanistica, il design, la psicologia del lavoro?  Ci è utile anche oggi a definire un processo e anche un progetto, quello olivettiano, che tentava di coniugare alle ragioni dell'economia e del profitto, le ragioni dei corpi che concorrevano a produrli, dei luoghi che li accoglievano, delle menti che li animavano e li sostenevano: Si può essere capitalisti e rivoluzionari? Può l'industria darsi dei fini che non siano solo i profitti? Si può proporre la società perfetta che converge verso la città di Dio e intanto incominciare a correggere questa nostra realtà quotidiana, così imperfetta e sottoposta a spinte contrastanti? Se lo chiedeva quarant'anni fa Adriano Olivetti, capitano di un'azienda allora ai vertici mondiali, manager illuminato sostenitore di un'industria dal volto umano, di un'economia fonte di progresso anche sociale, anche intellettuale.