FOTO D'EPOCA DEI MERCATI TRENTINI
PROGETTO DI COOPERAZIONE TRENTINO-SOMALIA
a cura di: Confesercenti
del Trentino
Palazzo
Roccabruna, Trento
1-4 giugno
2006 dalle 10.00 alle 18.00
Immagini di mercati del tempo che fu.
Raccolta di immagini da cartoline tra la fine dell’Ottocento
e i primi del Novecento.
Risvegliare i ricordi, è l’intento della
raccolta pensata e organizzata dal Comet (Consorzio Mercati e
Fiere del Trentino) e dall’Anva (Associazione Nazionale
Venditori Ambulanti) della Confesercenti del Trentino. Una
raccolta che, attraverso il bianco e nero sgranato, quasi velato di
nebbia, di una serie affascinante di cartoline ha voluto
riportare alla luce abitudini d’un tempo che oggi appare
davvero assai remoto.
Bancarelle coperte da tende che ricordano quasi un accampamento. Che
danno davvero il senso di cose in movimento. Oggi di qua e domani di
là, non senza fatica. E poi che ricordano come da sempre
esse siano luogo d’incontro. E di scambio ovviamente. E non
soltanto di merci.
Allora- ma anche adesso in realtà le cose stanno nuovamente
tornando ad essere così - i mercati erano luoghi dove si
incontravano culture diverse. Gli ambulanti arrivano da fuori. Un fuori
che allora era più vicino di quanto non significhi adesso.
C’era scambio. C’era un incontrarsi, parlare,
commerciare. Un dare ed avere che attraverso le merci diventava
culturale. Si “cedevano” parole, abitudini,
racconti. S’intrecciavano realtà, mondi interi
diversi gli uni dagli altri sotto a quei banchi che sembravano tende
d’accampamento nel mezzo delle piazze.
Piazze che sono ancora tali. Piazza Duomo, Piazza Mostra, Piazza
Vittoria, Piazza Fiera. Luoghi che ai giorni nostri aggregano meno di
allora, ma che rimangono sempre lì, testimoni del tempo che
passa, della gente e delle sue storie. Di una città che in
centro è rimasta simile a se stessa, ma che
s’è ingrandita, è mutata nelle
abitudini, nella gente, nella cultura. Con una costante: le bancarelle.
Adesso come allora il fascino della merce esposta sui banchi lungo le
vie della città, lo scambiare parole con chi sta dietro quei
banchi (spesso “foresti”, che ora sempre
più spesso, vuol dire stranieri), rimane sempre lo stesso.
Soprattutto riesce a rimanere solido anche al mutare delle abitudini
del commercio.
Da quelle vecchie cartoline ingiallite, che rimandano ad un tempo che
non c’è più, è arrivata una
certezza: il mercato è qualcosa che è nella
natura dell’uomo e rimane momento che cattura
l’attenzione della gente anche con l’arrivo dei
super-mega-iper- incredibil-mercati.