MARIO PERROTTA: ITALIANI CÌNCALI!
PARTE PRIMA: MINATORI IN BELGIO 

di Nicola Bonazzi e Mario Perrotta
presentato dalla compagnia cooperativa Tearo dell'Argine (con Mario Perrotta)

Piazza Cesare Battisti, Trento
sabato 3 giugno 2006 alle 21.45

“...la disperazione è una cosa brutta bruttissima, lo stomaco ti piglia e tutte le membra e la testa infine, che sragioni e non vuoi vedere nessuno e la terra maledici dove che sei nato...”

Italiani cìncali! è un progetto che mette in scena la storia dei: minatori in Belgio, incentrata sul primo caso di emigrazione assistita dallo Stato del secondo dopoguerra. e l’esperienza dell’emigrazione in Svizzera attraverso le testimonianze di tre generazioni: un padre, un figlio, un nipote. Obiettivo principale del progetto e del lavoro di ricerca è stato l’emigrazione verso i paesi del nord-Europa, fenomeno che gode di una peculiarità rispetto all’emigrazione transoceanica e a quella interna: i suoi protagonisti sono stati considerati sempre emigranti di scarto. Infatti chi partiva per le Americhe o per il nord-Italia aveva spesso un obiettivo preciso: restare. Questa scelta era agevolata dalle leggi di quei paesi o, per il nord-Italia, dal fatto di restare in territorio nazionale. Al contrario, chi veniva “arruolato” in Belgio, in Svizzera, in Francia, in Germania si trovava nella condizione di eterno stagionale, un po’ per le leggi locali e un po’ per il disagio nei rapporti con gli autoctoni, che consideravano “diversi” quegli uomini, utili solo come braccia da fatica.

“Un anno di testimonianze,  un anno di memorie  rispolverate a fatica.
Ho preso la macchina e ho girato senza un luogo preciso dove andare, eppure il Sud è tutto uguale, non hai bisogno di sapere dove qualcuno ha preso le valigie ed è partito:  basta entrare in un bar,  un bar della  provincia e chiedere. 
La risposta è sempre la stessa: –  qui tutti siamo emigrati… – me lo racconta? – Si fanno pregare, un attimo soltanto, poi partono con la loro storia, infinita, che reclama ascolto.
Anche il Sud è infinito. Me lo insegna la mia macchina che mi porta di paese in paese, sempre per caso, e s’inerpica tra i paesi montani del nord-est produttivo ed è ancora Sud. Sì! Per i Belgi, gli Svizzeri, i Tedeschi che chiedevano braccia dopo la seconda guerra mondiale, Sud era la Puglia, la Sicilia, la Calabria e Sud era il Veneto, il Friuli: - siamo emigrati tutti qui …-
Quattro parole, sempre le stesse. - Sì, sì… io ci ero amico con quelli del Sud, ma noi veneti ci trattavano meglio di loro, all’estero…- e giù così fino a Lecce confine ultimo ad est, che non ha un Sud, e allora il cerchio si chiude: - noi leccesi lavoravamo meglio e di più di quelli del nord… perciò eravamo rispettati…-
Non è vero purtroppo, né per gli uni né per gli altri, ma ognuno ha bisogno di un proprio Sud.
Negli archivi pubblici e privati trovo lettere, diari salvati per miracolo ma loro non hanno più nulla, - ho bruciato tutto…- mi confessa qualcuno – meglio dimenticare...- Meglio dimenticare.
Non la penso esattamente così ma accetto la loro posizione di esuli perenni, di zingari della memoria, senza una terra da chiamare “casa”: - stavo meglio al Belgio… – mi dicono in Italia. Qui si sta bene, ma il paese è il paese…– mi dice chi è rimasto fuori.
Non è vero purtroppo, loro una “casa” non l’hanno più. Alcuni mi indicano qualcun’altro come se fosse la loro “casa”-… chiedi a lui, a lui! Lui conosce tutte le nostre storie…-.
- Per trent’anni ho letto e scritto tutte le lettere di questo paese. Qui erano tutti analfabeti! -
Un postino. Il postino. Due, tre, quattro postini e anche loro sono tutti uguali, come il Sud. Sapevano tutti leggere e scrivere.
Li ascolto e scopro in loro la coscienza involontaria di un’intera comunità. Il postino ha molto da dire, ricorda tutto perché la sua era una missione, lui era il ponte con il mondo, lui ha viaggiato più di tutti senza aver mai lasciato il paese: il postino sì che ha memoria!
E la memoria è importante,
perché -…ne abbiamo sempre meno… -
perché -…qualcuno l’avrà pure permesso quel boom economico… -
perché -…l’Italia girava in Cinquecento e noi dormivano in otto in una stanza… -
perché -…siamo stati venduti dallo Stato per un sacco di carbone… -
perché -…mi vergogno di raccontare a mio figlio quello che siamo stati e come ci hanno trattati… -
La memoria è importante perché nel 1990, quando nel Salento è sbarcata la prima carretta del mare carica di albanesi, c’erano ancora 1.000 bambini italiani clandestini in Svizzera. Negli anni ’70 erano 30.000…”