MONI OVADIA: YIDDISH CABARET
Teatro
Sociale, Trento
venerdì
2 giugno 2006 alle 21.45
MONI OVADIA E I SUOI MUSICI
La lingua, la musica e la cultura Yiddish,
quell’inafferrabile miscuglio di tedesco, ebraico, polacco,
russo, ucraino e romeno, la condizione universale dell’Ebreo
errante, il suo essere senza patria sempre e comunque, sono al centro
di “Cabaret Yiddish” spettacolo da camera da cui
è poi derivato il più celebre Oylem Goylem.
Si potrebbe dire che lo spettacolo abbia la forma classica del cabaret
comunemente inteso. Alterna infatti brani musicali e canti a storielle,
aneddoti, citazioni che la comprovata abilità
dell’intrattenitore sa rendere gustosamente vivaci. Ma la
curiosità dello spettacolo sta nel fatto di essere
interamente dedicato a quella parte di cultura ebraica di cui lo
Yiddish è la lingua e il Klezmer la musica. La musica
Klezmer deriva dalle parole ebraiche Kley Zemer, che si riferiscono
agli strumenti musicali (violino ed archi in genere e clarinetto) con
cui si suonava la musica tradizionale degli Ebrei dell’est
europeo a partire all’incirca dal XVI secolo. Uno spettacolo
che “sa di steppe e di retrobotteghe, di strade e di
sinagoghe”. Tutto questo è ciò che Moni
Ovadia chiama “il suono dell’esilio, la musica
della dispersione”: in una parola della diaspora.
OVADIA E IL DENARO
“Un mio tentativo di applicare il pensiero umoristico su un
tema che suscita, secondo me, pregiudizi e rigidità mentali,
che è quello del denaro. Tutti hanno usato questo
stereotipo, anche a me è capitato: il denaro è
fonte dei mali. Perché l’uomo tende a scaricare su
ciò che ha creato, che comunque ha, la colpa, mentre la
colpa è della relazione che egli stesso stabilisce col
denaro. E questa relazione è una relazione rapinosa,
è una relazione basata su sentimenti di avidità,
di possesso, di iperpossesso e di potere. E’evidente che il
denaro non è fonte di mali. E’importante stabilire
una relazione consapevole, etica col denaro. Noi sappiamo che il denaro
può dare, può creare una condizione materiale
prospera, ma un uso sconsiderato del denaro può creare
morte, perché se noi avochiamo a noi tutte le risorse
attraverso il denaro, che ci dà la possibilità
facile di dominio, perché è un mezzo
straordinario di veloce spostamento, veloce acquisizione di potere e di
forza. Tutto il denaro in più che usiamo lo
sottraiamo agli altri e causiamo morte, causiamo infelicità.
Il denaro è una straordinaria forma simbolica dello scambio
tra uomini e lei può verificare la sua relazione con il
prossimo attraverso il denaro. Guardi l’amicizia: quando lei
si trova in grandi difficoltà economiche, il denaro
servirebbe a tirarla fuori; vada allora a cercare gli amici, li conti,
vedrà quanti si defilano.
Il denaro stabilisce anche una relazione tra uomo e donna: attraverso
il denaro spesso passa la relazione anche tra cose misteriose, il lato
oscuro dell’uomo, che è il sesso. E mille altre
cose: il potere, il dominio, l’ostentazione, la
vanità.
Il danaro mette in evidenza tutto questo, è una cartina al
tornasole, è un elemento di catalisi dei vizi e dei difetti
umani. “